Baby Blues

diario di un film

Spazio che ascolta – videoistanti dal set

La troupe prepara il set nella Casa del Quartiere di Torino, un centro molto attivo nel quartiere di San Salvario dove le mamme in attesa si ritrovano per i corsi di preparazione al parto e al nuovo che verrà. Nella sala accanto gli anziani si organizzano con una festicciola. Aina Marazzi da’ indicazioni per l’allestimento, mentre Charlotte Rampling cerca la concentrazione poco prima di girare.

Che quadro è?

Il reparto regia di Alina Marazzi sul set di baby Blues

Il reparto regia di Alina Marazzi sul set di Baby Blues: Mario Masini, Alina Marazzi, Raphael, Stefano

Più guardo questa foto e più mi convinco che rimandi a un quadro. Ma quale?
Dite voi, lasciandolo scritto nello spazio commenti…il premio è una foto stampata del blog, scelta dal vincitore (ovvero colui che a parere dello staff più si è avvicinato alla somiglianza)

Un film di Francois Truffaut?

Emanuela Currao nella stanza del suo B&B dedicata a Vogliamo anche le rose, dove ha alloggiato Alina Marazzi durante le riprese

“Il pane e le rose”. Se il nome è una dichiarazione d’amore per il cinema, quello delle stanze ne caratterizza la passione e ne esplicita in qualche modo la conoscenza: “Pane e tulipani”, “Pane amore e fantasia”, “Vogliamo anche le rose”. È al primo piano di via Goito, 11, a Torino, in un piccolo Bed and Breakfast intitolato al film forse più noto di Ken Loach, che ha preso alloggio, per tutto il periodo delle riprese, Alina Marazzi. Una casa ottocentesca dall’ampio cortile e dagli interni completamenti nuovi, i cui i colori pastello e l’arredamento in stile provenzale sembrano lo sfondo di un film francese degli anni ’60. Il fatto stesso che Alina dorma in una stanza che porta il nome di un suo film crea un’irresistibile atmosfera Nuovelle Vague. Niente di più facile che immaginare Jean-Pierre Léaud che si prepara un caffè nella cucina comune, o la bella Claude Jade che lo aspetta in camera da letto leggendo un libro su Nureyev. Il cinema di quegli anni raccontava la vita e spesso la vita si mescolava ad esso, com’è capitato ad Alina, che quando ha conosciuto Emanuela Currao, la padrona dell’appartamento, si è trovata di fronte non solo ad una sua grande fan, ma anche ad una mamma incinta nell’imminenza del parto. Le coincidenze non finiscono qui. Scopriamo, infatti, che Emanuela nella vita è anche attrice e che ha iniziato questo secondo mestiere proprio per facilitare gli spostamenti fra i vari artisti con cui lavora. Tutto torna, come in una sceneggiatura perfetta, persino la presenza della piccola Caterina, nata un mese fa, che avendo trovato tutti i ruoli già impegnati e non volendo mancare al suo primo appuntamento con la macchina da presa, ha accettato di prestare la propria voce alle giovanissime colleghe che interpretano Matteo. Ovviamente ha voluto per sé la scena Madre: un pianto fragoroso.

Famiglie d’arte – videoistanti dal set


Valerio Binasco racconta il personaggio che interpreta nel film di Alina Marazzi, Baby Blues: si tratta di Valerio, coreografo di danza e amico di Emma (Elena Radonicich). Intanto sul set si gira il suo incontro con Pauline (Charlotte Rampling).

Gli occhi di Charlotte Rampling

Charlotte Rampling sul set Baby Blues di Alina Marazzi

Pauline (Charlotte Rampling) a Mergozzo, dal set del nuovo film di Alina Marazzi, Baby Blues (foto di Cosimo Maffione)

Troupe ristretta questa mattina per le riprese della scena finale di Baby Blues. Charlotte Rampling vuole intorno a sé pochissime persone. Le indispensabili. L’attrice, che fino ad ora non ha mai avuto problemi di concentrazione, oggi chiede esplicitamente che rimangano in pochi ad assistere al lungo dialogo che il suo personaggio intrattiene con Emma. È una questione di sguardo. Non ci deve essere nulla davanti a lei, il suo campo visivo deve essere vuoto, o fermo su un elemento inerte dell’ambiente, niente deve frapporsi con il suo viaggio a ritroso nella memoria. Pauline, davanti alla finestra, ricorda. I suoi occhi frugano lontano, in un tempo che non ci è dato subito di sapere, per poi tornare, grevi, al presente, sul volto di Emma. Ed eccolo: il mistero delle due donne si scioglie, si racconta, si comprende. L’italiano straniero della Rampling è una melodia piena di significato e nelle pause si addensa l’emozione. Il volto di Elena è immobile, come scolpito da quelle parole che raccontano anche la sua storia. Intorno a loro solo il silenzio della grande casa in collina e il secco cielo d’autunno che pare sospendere, dilatare quei brevi istanti fra loro. Lo stop di Alina rompe il silenzio finale, ma Charlotte ed Elena rimangono ancora per qualche secondo Pauline ed Emma, prima di riuscire a slegarsi lentamente dall’intensità delle battute appena pronunciate.

di Caterina Taricano

Frammenti di cinéma verité

Le neomamme alla Casa del quartiere di Torino

Le giovani mamme seguono il corso di maternità alla Casa del quartiere di Torino

Sono dei veri e propri frammenti di “cinema verità” quelli che Alina Marazzi ha deciso di inserire all’interno del suo primo lungometraggio di finzione. Una formula già collaudata con successo nei suoi film precedenti e che qui per la prima volta va ad amalgamarsi a una storia solo immaginata e raccontata attraverso personaggi fittizi.
Oggi sul set di Baby Blues si respira un’aria alla Vogliamo anche le rose. Cinque mamme vere con i loro rispettivi neonati siedono a gambe incrociate nella sala più spaziosa messa a disposizione dalla Casa del Quartiere. Ve ne sono di più giovani e di più grandi, ma tutte sono intente ad allattare. Sorridono, accarezzano i loro figli, li cullano dolcemente se questi, stanchi della poppata, danno segni d’insofferenza. In mezzo a loro Marta Comerio, nella finzione Anita, coordina il gruppo come fosse realmente un’ostetrica professionista. La macchina da presa li riprende a lungo lasciando che la scena si costruisca da sé. Viene raccolto tutto, dal pianto dei bambini ai commenti spontanei delle madri. La stessa Marta non recita delle battute ma si limita a seguire un canovaccio. Anche Daniela Persico, a cui Alina ha affidato la regia di queste riprese, non segue uno schema predefinito, ma decide via via cosa riprendere e su quali aspetti e dettagli focalizzare l’attenzione. In una piccola pausa, uno dei pochi spettatori maschi presenti, un giovane padre, si avvicina alla compagna e al figlio con l’aria sospesa di chi teme di disturbare. Vuole solo dare loro una carezza e forse respirare da vicino quell’atmosfera così particolare creatasi poco prima. Qualche minuto e la cinepresa prosegue il suo cammino. Silenziosa e discreta verso quel grande mistero che è la maternità.

di Caterina Taricano

Alice nel paese del cinema

Un momento di relax del reparto fotografia con Mario Masini e Alina Marazzi (foto di Cosimo Maffione)

Sulla porta c’è scritto “laboratorio di musica”, ma appena entrati due paraventi e una serie di appendiabiti a rotelle, carichi di vestiti, smentiscono l’indicazione sottolineando la piccola rivoluzione avvenuta nella stanza. Relegati in un angolo gli oggetti di sempre, il grande spazio sotterraneo si è riempito di bauli, grucce, attaccapanni di ogni possibile formato, costumi e accessori a uso e consumo del film. È questa una delle tante camere che la Casa del Quartiere ha messo a disposizione della produzione e che le due costumiste Bettina e Stefania hanno saputo abilmente trasformare in un’efficiente sala costumi e, all’occorrenza, in un pratico camerino. Oggi non c’è fretta ma Stefania preferisce portarsi avanti con il lavoro, e dopo aver scartabellato fra diversi completi adagiati su una sedia ne sceglie uno, composto da camicia e pantalone, da portare all’attrice che tra poco entrerà in scena al fianco della Rampling. La seguo dietro un rettangolo di muro coperto da una tendina scorrevole. Qui si sta cambiando Alice Torriani, che nel film interpreta Daniela. Alta, capelli biondi, occhi verdi, sorriso rassicurante. La giovane attrice sembra l’incarnazione di un personaggio cechoviano. Viene in mente la coraggiosa Nina de Il gabbiano o l’inquieta Elena di Zio Vanja. E infatti la prima cosa che mi racconta è che la sua formazione è prevalentemente teatrale. Una passione che nasce da ragazzina e che la porta a frequentare la scuola Paolo Grassi di Milano. Si diploma nel 2007 e quasi subito arrivano i primi ingaggi. Dopo una ricca esperienza sulle scene diretta da Gabrele Lavia e Massimo Castri, la ricerca e il desiderio di perfezionare la professione la spingono verso il cinema. “Girare mi diverte molto – dichiara Alice finendo di abbottonarsi la camicia di scena – anche se la mia passione rimane il palcoscenico. Ho finito adesso le riprese di un film di Lucio Pellegrini che uscirà il prossimo anno e ora sto cercando di impegnarmi al massimo per quello di Alina Marazzi”.
Alice spiega che il suo è un personaggio piccolo ma molto importante, per il quale ha studiato con molta attenzione. Una figura modellata su quella reale di Katia, tirocinante in psicologia presso il Ced di Milano che si occupa di indirizzare, a seconda del problema, le donne che si presentano al centro. “Ho voluto conoscerla perché non volevo recitare un personaggio, ma esserlo davvero – continua Alice – per arrivare a questo l’ho seguita nel suo lavoro e soprattutto le ho fatto molte domande. Sulla base delle risposte e di come l’ho vista relazionarsi con le pazienti ho cercato di lavorare per dare vita a Daniela”. Ennesimo tassello di un universo femminile sempre più sfaccettato, anche il personaggio di Alice raccoglie e regala al film il suo pezzetto di verità.

 di Caterina Taricano

Le ragazze di Alina

Daniela Persico, assistente alla regia e co-sceneggiatrice di Baby Blues

Un gruppo tutto al femminile quello che ruota intorno ad Alina Marazzi. Il cosiddetto reparto regia. Ne fanno parte, tra gli altri, Daniela Persico, assistente di Alina, Francesca Bergonzi, segretaria di edizione e Elide Albertinotti uno degli aiuto registi. Il trio è affiatato e lavora alacremente al fianco della regista. Auricolari all’orecchio e sguardo concentrato, le ragazze seguono insieme a lei lo svolgersi della scena sul monitor. Daniela, che nel film ha partecipato anche alla fase di scrittura, ha il compito di esaminare le scene relazionandole al testo scritto, dare suggerimenti, e talvolta effettuare delle riprese come seconda unità. Francesca, che ha una specializzazione in produzione, deve invece controllare che tutte le inquadrature siano coerenti tra loro e possano quindi essere montate senza errori. Per fare ciò annota su un apposito quaderno tutti i ciak e le variabili riguardanti l’ambiente: movimenti di macchina, sguardi degli attori, posizione degli oggetti. Infine Elide, oltre a dare una mano in fase di ripresa, tenendosi sempre in stretto contatto con il primo aiuto regista Stefano attraverso un walkie talkie, si occupa di organizzare le giornate di lavorazione. È lei infatti che fissa le convocazioni per gli attori, prepara l’ordine del giorno, lo distribuisce alla troupe. A seguire da vicino il lavoro del reparto regia c’è anche Irene Dionisio, che pur facendo parte della squadra di fotografia non abbandona mai la sua postazione accanto ad Alina. La sua mansione è quella di controllare che ci sia sempre la diretta fra la cinepresa e il monitor e, qualora le venga richiesto, fare rivedere il girato. Una macchina che funziona perfettamente, controcorrente rispetto alla consuetudine che vuole ai vertici creativi un’élite tutta maschile.

di Caterina Taricano

Alina Marazzi sul set di Baby Blues

Alina Marazzi sul set, alle spalle Charlotte Rampling (foto di Cosimo Maffione)

Quello che voglio raccontare nel mio film è la misura della distanza, spesso indicibile, tra la fatica di essere madri e l’impreparazione culturale e sociale per affrontare e ammettere questo disagio.

(Alina Marazzi dal set del film Baby Blues, 2011)


Charlotte Rampling è Pauline

Charlotte Rampling a Torino, sul set di Baby Blues (foto di Cosimo Maffione)

Il ruolo di Pauline richiede un’attrice capace di condensare in uno sguardo e in un’espressione le diverse corde di quel ruolo. Charlotte Rampling racchiude in sé queste possibilità. Il suo volto austero e distaccato parla di una Pauline segnata da un misterioso passato. Il suo sguardo intenso e, a tratti, spaesato e fragile, parla della Pauline che sta cercando di risolvere se stessa, che chiede aiuto, pur tenendosi ferma e salda. Il suo fisico da ragazza su un volto vissuto parla di una Pauline come una figlia mai cresciuta.

(Alina Marazzi su Charlotte Rampling per Baby Blues)