La casa in collina

di alinamarazzi

La casa di Pauline

La casa di Pauline (foto di Cosimo Maffione)

Sono le nove di sera di un lunedì di fine ottobre e non si sa per quale motivo Corso Moncalieri è ancora congestionato dal traffico. Da quando Torino non è più soltanto la città operaia della Fiat ci sono stati degli innegabili miglioramenti: più turismo, niente più pizzerie che chiudono alle dieci di sera, persone che passeggiano per il centro fino a tarda ora anche d’inverno, le Luci d’Artista…. Ma purtroppo anche la cosiddetta movida che ha travolto tutti, senza distinzioni di classi sociali, al limite di zone, e ti fa rimanere con il piede sulla frizione per ore in un corso in cui nel primo giorno della settimana, a quell’ora, non ci dovrebbe essere un’anima viva….
Ok, cambio strada. Spingo il piede sull’acceleratore e m’inerpico sulla collina per circumnavigare la città e andare, a mia volta preda della febbre del lunedì sera, a lottare per un parcheggio in Piazza Gran Madre. Via Giovanni Lanza, Piazza Crimea e poi no… lo sapevo, sbaglio strada. Le vie della collina sono belle ma hanno nomi che non si ricordano e nella scarsa illuminazione spesso si confondono. Via Bezzecca, mai sentita. Mi converrà fare inversione. Ingrano la retromarcia e mi accorgo che la casa che sta sulla mia destra sembra illuminata a giorno e dal cortile proviene un gran vociare. Forse girano un film… La mia curiosità mi ucciderà. E ormai i compagni di movida non mi aspetteranno più. Parcheggio nuovamente e vado a dare un’occhiata. Non mi ero sbagliata. Davanti al cancello riconosco uno di quei grossi camion che servono per trasportare i macchinari e il rumore dei walkie talkie utilizzati solitamente sui set dalle troupe. Il cancello socchiuso è un invito. M’infilo seguendo silenziosa la via dei riflettori. Dopo qualche gradino ecco il cortile. Meraviglioso.
Il film si gira proprio qui tra le ex cantine della villa liberty e il piccolo giardino. Una casa che scopro essere appartenuta a Carlo Levi, famoso pittore e intellettuale torinese e in cui ora vi abitano i suoi discendenti. “È la prima volta che ospitiamo una produzione cinematografica” mi dice una signora tutta intabarrata nel cappotto che immagino essere la padrona di casa. Faccio per porle qualche domanda, quando vengo travolta da una costumista affannata che attraversa il set con le braccia strabordanti di vestiti. “Siamo quasi pronti” urla un tizio con gli occhiali, mentre cerco di spostarmi alla periferia del cortile. Ed è proprio da lì, dietro al tendone che accoglie il reparto regia, che vedo comparire Charlotte Rampling, attrice protagonista del film, la cui bellezza sembra in perfetta sintonia con quella dell’edificio che l’accoglie. Chiusa nei suoi abiti di scena, attende il primo ciak in piedi, sceneggiatura alla mano e il portamento aristocratico che da sempre la contraddistingue.

di Caterina Taricano



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