La resa del leone

di alinamarazzi

Il compagno di scena di Charlotte Rampling porta il nome di un grande scrittore argentino: Osvaldo Soriano. Come la Rampling è una figura di grande bellezza. Un fascino altero e solitario chiuso in un’espressione enigmatica. È alla sua prima prova sul set, ma tutti sono sicuri che andrà magnificamente, d’altra parte è nella sua natura fingere e dissimulare. Consapevole di ciò Osvaldo ha già i vezzi del divo affermato e ama farsi viziare nell’attesa del suo ingresso in scena. Per ingraziarselo Charlotte lo accarezza a lungo, gli si avvicina e gli sussurra qualcosa all’orecchio. Poi si allontana e raggiunge il punto da cui partire per entrare in campo. Al battere del ciak gli attori prendono posizione. Osvaldo attende che Charlotte gli si avvicini, aspettandola sul muretto di fronte alla casa. Bastano solo due takes perché la scena riesca perfettamente. Con lo sguardo fuori campo a seguire la Rampling, Osvaldo sembra non aver mai fatto altro nella vita, e questo fa tirare un sospiro di sollievo a tutta la troupe, perché Osvaldo, gatto soriano di quattordici anni avrà ancora molte scene da interpretare. I più cinefili tra i lavoratori del set ricordano l’indisciplinato felino di Truffaut, mentre gli altri osservano divertiti il copione intitolato a Mr. Osvaldo, gatto del popolo arrivato in collina e oggi, grazie alla sua intraprendenza, trasformato in una piccola celebrità.

Il gatto Osvaldo (foto di Cosimo Maffione)

di Caterina Taricano

 

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