La Casa del Quartiere

di alinamarazzi

Si chiama Casa del Quartiere e sorge laddove un tempo c’erano i bagni pubblici. La palazzina ne conserva ancora la scritta, sebbene questi siano chiusi da più di dieci anni. Un luogo pensato all’interno di quella capillare operazione di riqualificazione territoriale che negli ultimi anni ha interessato San Salvario e che ha avuto esiti positivi in diverse aree dello storico quartiere torinese. Affacciato sull’aiuola Donatello (anche quella trasformata da spazio degradato in un giardino a misura d’uomo) l’edificio è sede, dallo scorso anno, di un laboratorio per la progettazione e la realizzazione di attività sociali e culturali; un luogo  aperto tutti e gestito dall’Agenzia per lo sviluppo locale di San Salvario Onlus in collaborazione con numerose associazioni e fondazioni della Regione Piemonte. I servizi e le attività che la Casa offre sono davvero moltissimi e spaziano dai corsi d’informatica per i pensionati a quelli di lingua per adulti e bambini, dalle lezioni di musica a quelle di teatro. Nell’ampio spazio sono stati anche ricavati un orto e una banca del tempo, dove chi lo desidera può mettere a disposizione le proprie conoscenze o la propria manodopera in cambio di quelle di qualcun altro. Dal centro vanno e vengono persone di tutte le età e di tutte le nazionalità e chiunque può pensare e proporre un progetto. Sarà il senso di grande accoglienza che si prova appena varcata la soglia, saranno questa estrema libertà e creatività, saranno le mamme accompagnate dai loro figli piccoli e quelli un po’ più grandi, sarà l’atmosfera da grande famiglia, ma è questo luogo che Alina Marazzi ha scelto e voluto per ambientare una parte importante del suo film. È qui infatti che Pauline ed Emma si parlano per la prima volta, è qui che con gli occhi del personaggio di  Charlotte scopriamo parte della misteriosa realtà della giovane donna interpretata da Elena. Alla Casa del Quartiere, già vero e accogliente di suo, sono dunque bastate minime modifiche per essere adattato alla finzione. La grande sala in cui rilassarsi, le sedie fucsia, la caffetteria dai grandi tavoli di legno e le pareti colorate, il cortile in cui sono ammonticchiati i materassini messi a disposizione dei bambini e un gioco abbandonato talvolta fa capolino da qualche angolo. Qui tutte le cose parlano il linguaggio della confidenza e forse Alina Marazzi se lo immaginava davvero così il suo luogo riservato alle donne. “Quello che ho messo in scena è un posto che in realtà non esiste ma dovrebbe esserci – spiega – uno spazio tutto al femminile in cui, a fianco del consultorio e dei corsi pre-parto, ci sia anche spazio per quelle madri che vivono situazioni drammatiche ”.

di Caterina Taricano

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