Frammenti di cinéma verité

di alinamarazzi

Le neomamme alla Casa del quartiere di Torino

Le giovani mamme seguono il corso di maternità alla Casa del quartiere di Torino

Sono dei veri e propri frammenti di “cinema verità” quelli che Alina Marazzi ha deciso di inserire all’interno del suo primo lungometraggio di finzione. Una formula già collaudata con successo nei suoi film precedenti e che qui per la prima volta va ad amalgamarsi a una storia solo immaginata e raccontata attraverso personaggi fittizi.
Oggi sul set di Baby Blues si respira un’aria alla Vogliamo anche le rose. Cinque mamme vere con i loro rispettivi neonati siedono a gambe incrociate nella sala più spaziosa messa a disposizione dalla Casa del Quartiere. Ve ne sono di più giovani e di più grandi, ma tutte sono intente ad allattare. Sorridono, accarezzano i loro figli, li cullano dolcemente se questi, stanchi della poppata, danno segni d’insofferenza. In mezzo a loro Marta Comerio, nella finzione Anita, coordina il gruppo come fosse realmente un’ostetrica professionista. La macchina da presa li riprende a lungo lasciando che la scena si costruisca da sé. Viene raccolto tutto, dal pianto dei bambini ai commenti spontanei delle madri. La stessa Marta non recita delle battute ma si limita a seguire un canovaccio. Anche Daniela Persico, a cui Alina ha affidato la regia di queste riprese, non segue uno schema predefinito, ma decide via via cosa riprendere e su quali aspetti e dettagli focalizzare l’attenzione. In una piccola pausa, uno dei pochi spettatori maschi presenti, un giovane padre, si avvicina alla compagna e al figlio con l’aria sospesa di chi teme di disturbare. Vuole solo dare loro una carezza e forse respirare da vicino quell’atmosfera così particolare creatasi poco prima. Qualche minuto e la cinepresa prosegue il suo cammino. Silenziosa e discreta verso quel grande mistero che è la maternità.

di Caterina Taricano

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