la produzione

Baby Blues è un film che abbiamo desiderato intensamente che potesse accadere. Lo abbiamo voluto così tanto perché si è fatta sempre più forte la convinzione in noi, dopo avere lavorato con lei nei suoi film precedenti, che Alina sia una delle figure più interessanti del nostro cinema, per la particolare sensibilità con cui presta la sua espressione a temi e argomenti che riguardano gli strati profondi dell’universo femminile e perché siamo convinti che il suo stile così originale e caratterizzato riverberi un particolare modo di guardare le cose del mondo e della vita che appartiene alle donne.
Questa volta Alina affronta alcuni argomenti delicati che riguardano la maternità e lo fa attraverso gli strumenti della finzione cinematografica. Un cambiamento di ‘mezzo’ solo apparente, credo, rispetto ai precedenti documentari. Qui lavora con attori, certo, ma con l’idea di preservare i tratti caratterizzanti del suo linguaggio espressivo: l’utilizzo di materiali diversi – filmati d’archivio, homemovies, fotografie, animazione e altro –  per mettere in evidenza quanto mondi soggettivi, emozioni, ricordi, marchino una percezione della realtà in cui contano i sentimenti e tutto quanto ha il potere di evocarli. Con questo spirito ha concepito anche la finzione cinematografica e questa sua visione ha generato un’immediata complicità negli attori che hanno voluto prendere parte al film. Charlotte Rampling per prima, attrice straordinaria, poi la giovane e appassionata Elena Radonicich, Valerio Binasco e tutti gli altri.
Il modo di fare il film rispecchia una filosofia produttiva che abbiamo sempre cercato di perseguire, a partire dalla constatazione che il percorso è importante quanto il risultato e che, anzi, influisce considerevolmente sull’esito finale di un lavoro.
Nel lungo percorso che ci ha permesso di rendere possibile l’avvio delle riprese abbiamo avuto molti sostenitori, alcuni fin dalla prima ora, come Rai Cinema e i co-produttori svizzeri di venturafilm, altri che si sono aggregati man mano, il FIP (Film Investimenti Piemonte), la Commissione per le opere prime e seconde del Mibac  – che ha deliberato un finanziamento al film, l’agenzia fotografica Contrasto  – con cui vogliamo sperimentare un dialogo creativo tra il mondo del cinema e quello della fotografia, infine Eurimages e Imi Investimenti. Ma tanti ci sono stati e restano vicini in modi e forme diverse: persone, enti, società, come la Film Commission Torino e Piemonte o come i produttori di Aeternam films in Francia, la scuola di cinema di animazione di Urbino e la fantastica animatrice Beatrice Pucci, la NABA di Milano o molti altri di cui man mano si darà conto su questo blog.
Questo film rispecchia un’idea di cinema per il quale ci battiamo e affronta argomenti che ci toccano personalmente, che riguardano persone reali che vivono nel mondo reale. Vorremmo che  riuscisse ad esprimere una forza che vediamo spesso manifestasi intorno a noi, a dispetto di quel che sembra: quella di chi crede che la vita abbia bisogno di ancorarsi sempre di più a principi di umanità, libertà e solidarietà. E’ con questo spirito che tutti insieme abbiamo avviato questo progetto.

(Gianfilippo Pedote, produttore)

Baby Blues è una produzione Mir Cinematografica
http://www.mircinema.com/
con Rai Cinema

co-produzione venturafilm
http://www.venturafilm.ch/
con RSI (Radiotelevisione della Svizzera Italiana)

In associazione con FIP (Film Investimenti Piemonte), IMI Investimenti, Contrasto
Con il contributo di MIBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali), Direzione Generale per il Cinema, Eurimages, Repubblica e Cantone Ticino.
Realizzato in collaborazione con  ISA di Urbino, Film Commission Torino Piemonte
Distribuzione BIM (Italia), Frenetic (Svizzera).

Prodotto da Gianfilippo Pedote e Francesco Virga (Italia) e da Elda Guidinetti e Andres Pfaeffli (Svizzera)
Produttori associati Dario Zonta e Francesca Feder e Arnaud Louvet (Francia)
Progetto produttivo e produzione esecutiva: Gianfilippo Pedote